04/11/2009 15.52.06 | scritto da: s.zicari
argomenti:
Comunicazione aziendale, Economia, marketing e vendite, Pianificazione Strategica
Un uomo non può pensare in maniera più profonda di quanto il suo vocabolario gli permetta. È questa una delle ragioni per le quali le parole che apprendiamo ma, soprattutto che utilizziamo, influenzano in larga misura i nostri pensieri e, quindi, le nostre azioni. La psicologia ce lo insegna (e l’esperienza ce lo conferma) che se vogliamo modificare il nostro stato d’animo dobbiamo modificare il nostro linguaggio. Se voglio sentirmi allegro devo usare parole liete; se voglio sentirmi bene (anche fisicamente) devo usare parole positive. Se, invece, ogni volta che qualcuno mi chiede «Come va? Come stai?» rispondo, scuotendo la testa «Male», «Meglio non parlarne» e simili, come posso sentirmi fiducioso nel futuro e trasmettere serenità? E, più di ogni altra cosa, come posso fare scelte capaci di migliorare le cose, piuttosto che semplicemente “tirare avanti”?
Applichiamo questo concetto alla parola “crisi”. Quante volte l’abbiamo sentita e quante volte l’abbiamo pronunciata nel corso degli ultimi dodici mesi? Probabilmente il suo uso è entrato nel Guinness dei primati. C’è poi da stupirsi se individualmente e collettivamente (generalmente parlando) andiamo in giro con le spalle curve e il capo chino? C’è qualcosa di strano se ci sentiamo oppressi e sfiduciati? Ma è questo l’atteggiamento di chi può, con energia e determinazione, prendere le decisioni giuste per migliorare la situazione?
Un cambiamento nella percezione della parola “crisi” potrebbe sicuramente aiutarci a cambiare, non solo il nostro stato d’animo, ma anche la nostra situazione economica. Cominciamo ricordandoci come, in giapponese, tale vocabolo sia formato da due ideogrammi: “pericolo” ed “opportunità”. Ogni crisi (crisi dell’adolescenza, crisi familiare, crisi religiosa, crisi economica, ecc.) è composta da uno o più pericoli, ma anche da grandi opportunità. Già qui troviamo motivo di concentrarci sulla seconda parte dell’ideogramma piuttosto che sulla prima.
Senza scomodare i nipponici, pensiamo all’etimologia della parola crisi: dal latino crisis, proveniente dal greco krísis, a sua volta derivato da kríno, cioè “io giudico”; kríno è affine a “cernere”, ovvero “scegliere, vagliare”. Se il verbo cernere è oggi poco usato, è invece comune nei composti: decernere = decidere; excernere = vagliare; discernere = vedere distintamente. Tutto questo ci dice che la crisi è nostra alleata e amica perché ci consente di giudicare cosa era giusto e cosa era sbagliato in ciò che abbiamo fatto fino a questo momento; ci permette di vedere chiaramente le cose come sono, di vagliare le diverse opportunità e di decidere quali sono le correzioni da apportare (piuttosto che le lamentele…).
Vi sembra, il mio, un pensiero troppo semplicistico e poco “accreditato”? Sentite, allora, cosa disse – nel lontano 1955 – un uomo come Albert Einstein:
«Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre la stessa cosa. La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perche la crisi porta progresso. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. È dalla crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell'incompetenza. La convenienza delle persone e dei Paesi è di trovare soluzioni e vie d'uscita.
Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza. Parlare della crisi significa promuoverla e non nominarla vuol dire esaltare il conformismo. Invece di ciò, dobbiamo lavorare duro. Smettiamola definitivamente con l'unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla.»
Bene. Chi vuole unirsi a noi di OA e smettere di parlare di crisi e concentrarci unicamente (e serenamente) su ciò che può essere fatto per cogliere le opportunità del mercato di oggi?
Sergio Zicari - Consulente Senior Area Commerciale e Marketing
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