05/06/2009 11.30.52 | scritto da: s.zicari

VENDITORI: È DI NUOVO STAGIONE DI CACCIA

A settembre, ogni anno, si apre la stagione di caccia. I circa 700.000 appassionati cacciatori italiani possono riprendere la loro attività preferita, dopo quasi otto mesi di inattività. È naturale che, nel periodo di apertura della caccia, essi debbano – in poco tempo – contendersi i sempre più scarsi volatili. D’altra parte, ragioni di tutela della fauna ed altre motivazioni etiche, impongono un lungo periodo di stasi.

A ogni periodo di crisi, analogamente, si apre la stagione di caccia … ai venditori. L’attuale crisi non va contro corrente. Anche coloro che non si sono mai dotati di una forza vendite, oggi, di fronte ad una diminuzione (se non ad un crollo) delle vendite stanno cercando agenti e venditori.
In particolare sono le PMI a non essersi strutturate commercialmente quando c’era il tempo per farlo. Il risultato è che adesso vogliono (e anche in fretta) quello che tutti vogliono … ma che non si trova più.
Una recente indagine ha mostrato come gli agenti (mono e plurimandatari) erano 80.000 nel 2007 e 78.000 l’anno dopo. C’è quindi addirittura una tendenza alla diminuzione di coloro che sono disposti ad affrontare una professione quanto mai difficile e gravosa. L’indagine ci mostra poi che, nel 2007, le offerte di lavoro in quest’area erano state 124.000 (in media 1,5 offerte per agente). Nel 2008 (quando la crisi doveva ancora arrivare), le offerte erano balzate a 148.000. In media, quindi, ogni agente aveva ricevuto due offerte di cambiare mandato. Non abbiamo dati per il 2009, ma la logica ci dice che probabilmente ora di viaggia a tre offerte per agente.
Si sa che la legge della domanda e dell’offerta continua a valere anche oggi. Quante PMI possono permettersi il costo (crescente) di acquisire uno di quei 78.000? Non c’è nulla da fare allora? Sì che c’è qualcosa che la PMI può, anzi, deve fare: “costruirsi in casa” la propria forza vendita, investendo su qualcuno che è già all’interno e che conosce l’azienda e i prodotti.
La soluzione, ovviamente, non è solo “trovare” o “allevare” un venditore. Organizzare le vendite quando il mercato cambia rapidamente richiede seri cambiamenti anche dentro l’azienda. Non facile, ma possibile. Il “come” è un argomento che merita un approfondimento.  

Sergio Zicari Consulente Senior Area Commerciale e Marketing

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2 commenti

09/06/2009 14.30.37 |  scritto da: Anna Maria Moro
Certamente addestrare e formare figure ad hoc sarebbe non solo qualificante ma remunerativo per le aziende: come lei afferma, certe figure commerciali non si trovano o sono molto costose. E poi, diciamolo francamente ... spesso sono dei mercenari che si vendono al migliore acquirente. E’ necessario però considerare gli aspetti culturali delle PMI. I cambiamenti organizzativi al passo con i tempi avvengono raramente e per lo più quando si verificano dei “traumi pesanti”: frequenti turnover di figure chiave o contrazione preoccupante del fatturato. Da sempre, per professione, sono una sostenitrice della formazione e dello sviluppo interno delle Risorse Umane: favorisce la positiva competizione, è motivante per le persone e genera arricchimento professionale. Ma quante aziende hanno questa visione? A monte (imprenditori e responsabili) ci deve essere una buona capacità di gestire e comunicare con il personale per renderlo partecipe dei fatti importanti dell’azienda: analisi del fatturato, la situazione dei mercati, l’andamento dell’eventuale ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, strategie per il futuro e scelte imprenditoriali. Indispensabile anche la conoscenza dei ruoli aziendali a tutti livelli: tutti devono conoscere i ruoli e le responsabilità di tutti. In molte aziende l’amministrativo non conosce neanche il “cosa” sta analizzando numericamente, i tecnici non sanno come ed in che modo viene venduto quello che progettano e come lo stesso viene valutato dal cliente. L’addestramento e la formazione, in particolare delle figure commerciali, devono coinvolgere i loro capi, che devono partecipare a questi eventi professionali. L’arricchimento non sarebbe solo delle persone da formare, ma anche di chi li dirige.
20/07/2009 12.42.30 |  scritto da: Sergio Zicari
Enrico Fermi, il grande fisico e premio Nobel italiano, aveva solo tredici anni quando conobbe un ingegnere, collega di suo padre, con cui amava parlare di matematica e di geometria. L’ingegnere gli prestò dei volumi piuttosto impegnativi che il ragazzo, a dispetto della giovanissima età, com-prendeva senza difficoltà tanto da riuscire a risolvere anche i problemi più complessi. Davanti a queste prove delle doti straordinarie del ragazzo, ne parlò al padre. “Ma no – gli ribatté questi, poco convinto. – Mio figlio a scuola è bravo, ma nessuno dei professori si è mai accorto che sia un ragazzo prodigio”. Tragico che dei professori – ai quali è demandato il ruolo di “facilitatori” dell’apprendimento – non siano stati in grado di accorgersi di avere un futuro premio Nobel in classe. Ma la cosa più dram-matica è che, se non sanno vedere le “macro” possibilità, come potranno accorgersi delle poten-zialità degli studenti più “normali”? Sembra, quindi, proprio aver ragione chi afferma che – gene-ralmente parlando – gli insegnanti sono degli “erogatori” di informazioni piuttosto che di facilitatori di progresso. Purtroppo non sono gli unici. Quanti imprenditori, infatti, sono proprio come i professori di Fermi! E anche qui, il problema più grave non è quello di non sapersi accorgere dei “superuomini” (o “superdonne”) presenti in azienda, ma non sanno (non vogliono?) vedere le potenzialità pre-senti al loro interno. Non vedendole, non possono svilupparle. Così cercano, come dice lei, dei mercenari di fuori, e sprecano talenti e risorse che non chiedono che di essere messe in condizioni di crescere. Penso che sulle sue parole i responsabili delle PMI non solo dovrebbero meditare, quanto dovrebbero stabilire un piano di intervento correttivo. Un appoggio da uno specialista esterno potrebbe fare la differenza. Sergio Zicari


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