16/03/2009 14.50.53 | scritto da: s.zicari

VIVIAMO IN TEMPI DI CRISI?

L’attuale crisi o, meglio, l’attuale dichiarazione di stato di crisi non ha origini né finanziarie, né produttive, ma ha origini sociali. È nata nella testa delle persone prima ancora che annunciata dai mass media. Apriamo un giornale o accendiamo il televisore: sarà impossibile leggere o ascoltare i vari commentatori senza provare un senso di costante depressione che aleggia su tutto il pianeta. Veniamo (da decenni, non solo negli ultimi mesi) costantemente nutriti con una pesante e acre dieta di pessimismo, critiche, negativismo e maldicenze di tutti contro tutto. La patetica realtà è che il negativismo fa vendere. Basta ascoltare le previsioni del tempo. Gli annunciatori si scusano ogni volta che non possono annunciare che uno splendido sole illuminerà la nuova giornata. La pioggia è una tragedia sociale, ci fa diventare tristi. Viviamo come se tutto dovesse andare sempre bene, anzi, meglio, perché se il mese prima le vendite erano aumentate del sette per cento rispetto al mese precedente, mentre questo mese l’aumento è stato “solo” del cinque per cento, già gridiamo alla crisi. Una nazione che grida “non se ne può più” dopo tre giorni di pioggia, come può essere capace di affrontare il minimo ostacolo “vero” sulla propria strada? I giornali, non molti giorni fa, parlavano di “crollo del PIL”. Visto che “crollo” vuol dire “caduta improvvisa, rovina, disastro” c’è da far accapponare la pelle, ma – al di là dei titoli – leggiamo i dati concreti e ci accorgiamo che c’è stata una diminuzione dell’uno per cento. Sì, l’uno per cento! È come se una persona che guadagnasse mille euro al mese, ora ne guadagnasse novecentonovanta. Non è piacevole, ma non è nemmeno un disastro.
Potremmo sorridere di questo generale abuso dei termini se non fosse che una dieta sostenuta di negativismo ha serie e concrete ripercussioni. La vera e profonda tragedia oggi è che lo spirito negativo è epidemico. Nasce dal (quasi) nulla e come la calunnia di rossiniana memoria “alla fin trabocca e scoppia, … produce un'esplosione come un colpo di cannone”.  Le vendite diminuiscono? I disoccupati aumentano? Le aziende chiudono? Sì, verissimo, ma quanto di questo è dovuto all’effetto allarmismo, alla paura creata, anziché a una reale motivazione di mercato?
Ho sfogliato tre quotidiani di oggi, pieni di articoli sulla “crisi”. Il novantanove per cento (e virgola) delle parole sono semplici dichiarazioni che ripetono a dismisura “le cose vanno male e andranno anche peggio”. C’è solo uno zero virgola qualcosa di parole dedicate a ciò che si dovrebbe fare ma, anche queste, sono solo generiche affermazioni quali “bisogna rilanciare i consumi”, “è necessario intraprendere azioni virtuose che favoriscano la ripresa economica”. C’è un assordante silenzio sulle soluzioni reali che si potrebbero (e dovrebbero) imboccare.
Che cosa potrebbe diventare il nostro Paese se parlassimo meno dei nostri punti deboli e di più dei nostri punti di forza, dei nostri successi, capacità, talenti e potenzialità!

Sergio Zicari Consulente Senior Area Commerciale e Marketing

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6 commenti

20/03/2009 15.59.44 |  scritto da: Gaetano Gargiulo
Condivido quando scrivi che: “l’attuale crisi o, meglio, l’attuale dichiarazione di stato di crisi non ha origini né finanziarie, né produttive, ma ha origini sociali. È nata nella testa delle persone” Credo che questa tua riflessione colga pienamente la genesi di quello a cui stiamo assistendo. La crisi a mio avviso è la conseguenza del fatto che le cose sono state fatte e continuano a farsi in un Certo Modo. Ma se cause analoghe producono effetti analoghi, allora è lecito ritenere che se le cose cominciano ad essere fatte in modo differente tutto potrebbe cambiare. Ma per fare le cose in modo diverso bisogna cominciare a pensare in maniera differente. L’uomo è un centro di pensiero la sua mente genera continuamente pensieri. Tutto ciò che l’uomo ha creato (inclusa la crisi) l’ha creata (volontariamente o involontariamente) prima con il pensiero, poi con l’azione. Infatti non si può dar forma a una cosa se prima non è stata pensata. Se dunque lo strumento è il pensiero ritengo che solo con il pensiero prima, e l’azione poi ci possa far uscire dalla crisi. Ma come si può pensare al benessere ed a soluzioni per il benessere quando tutti parlano di crisi, vivono la crisi, subiscono la crisi? Ritengo che in ogni ambito debbano nascere forti movimenti di pensiero positivo ed occasioni di aggregazioni anche in rete di pensiero positivo Continuando la lettura del testo vedo che accenni al PIL e dici: “….I giornali, non molti giorni fa, parlavano di “crollo del PIL”. Visto che “crollo” vuol dire “caduta improvvisa, rovina, disastro” c’è da far accapponare la pelle, ma – al di là dei titoli – leggiamo i dati concreti e ci accorgiamo che c’è stata una diminuzione dell’uno per cento.” Un modo di pensare diverso non solo tiene conto del giusto peso da attribuire ad un problema (come fai notare nel tuo scritto) ma tende a valutare le cose da una prospettiva diversa. In tal senso vedendo attentamente cosa misura il PIL mi viene da pensare che non tutti i mali vengono per nuocere. Il prodotto interno lordo nasce come somma dei Consumi Finali, degli Investimenti e della differenza Importazioni Esportazioni. Questo sta a significare che la ricchezza di un paese si lega ai consumi e per spingerli si cerca di costruire oggetti usa e getta o facilmente deperibili, contestualmente si cerca di stimolare nei consumatori dei nuovi bisogni o si impone come nel caso dei pc l’acquisto di nuova tecnologia facendo illudere il compratore che si tratta di una inevitabile necessità per essere al passo i tempi. Per stimolare la domanda si agisce spesso sui prezzi di vendita ma senza per questo rinunciare alla redditività degli investimenti ecco allora che si sono avviati processo di delocalizzazione che hanno visto l’esodo di stabilimenti industriali dai paesi economicamente sviluppati verso le aree geografiche emergenti, In questo modo il costo di tanti beni di consumo viene fatto pagare ai paesi emergenti in termini di degrado sociale, di sfruttamento del lavoro, di distruzione dell’ambiente, di malattie. Invito ad approfondire il significato del PIL. Su http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotto_interno_lordo si legge : “ Il PIL tratta tutte le transazioni come positive, cosicché non entrano a farne parte i danni provocati dai crimini, dall’inquinamento, dalle catastrofi naturali. Ad esempio se compri un'auto il PIL cresce, se stai in coda e consumi più benzina senza muoverti di un metro il PIL cresce, se hai un incidente, il PIL cresce, se sei ospedalizzato il PIL cresce e così via. In questo modo il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono: persino morire, con i servizi connessi ai funerali, fa crescere il PIL! La prima cosa da fare è dunque andare contro tendenza, guardare in positivo da altre prospettive e formulare nuovi pensieri Ogni pensiero che formuliamo ne porta a formulare altri. Le mie riflessioni forse, indurranno qualcuno a fare altre considerazioni ad elaborare nuovi pensieri. Ogni fatto che apprendiamo ci porta a scoprire altre cose perché la conoscenza è in costante estensione. Siamo sottoposti all’impulso della vita, che cerca di sentirsi attraverso di noi e ci induce a sapere di più, a fare di più, a essere di più. Parli verso la fine di: “un assordante silenzio sulle soluzioni. E’ vero. Ma bisogna rompere questo silenzio. Incominciamo a liberarci dal concetto di competizione e trasliamoci sulla logica della cooperazione, della creatività senza competizione per ciò che è già stato creato. Mettiamo su un idee positive.! Ho letto un articolo di Luca De Biase sul Ilsole24Ore del 22 gennaio 2009: “l’intelligenza chiama l’intelligenza , l’apertura alla innovazione chiama gli innovatori, i progetti culturalmente e socialmente belli ed ambiziosi chiamano gente motivattissima. Quando queste caratteristiche mancano allora restano soltanto obiettivi come il guadagno, la sicurezza del posto di lavoro e la routine delle abitudini” Lavoriamo su un idea. Ad esempio: Un nuovo modo di concepire la piccola e media impresa. Come fare azienda oggi. Le opportunità del momento.” Partiamo con una visione positiva mettiamo al primo posto il miglioramento del benessere dell’uomo e coinvolgiamo tutti coloro che intendono partecipare. Stimoliamo l’ottimismo, la creatività e la collaborazione. Il pensiero si trasformerà in azione ed “alla fine traboccherà e scoppierà”
20/03/2009 18.13.26 |  scritto da: Sergio Zicari
Molto efficaci le tue riflessioni sulla reale capacità della misurazione del PIL quale indicatore del benessere (o malessere) nazionale. Quanti semplici cittadini, ma anche quanti imprenditori, sono a conoscenza di questa realtà? Anzi, mi chiedo quanti giornalisti ne siano consapevoli. È giusto anche il suggerimento di “pensare in maniera differente” come parte di una strategia globale per vincere l’attuale situazione di crisi. Ad essa, comunque, andrà inevitabilmente affiancata una serie di interventi concreti che, pur ispirandosi a validi principi, tengano conto della società reale con la quale abbiamo a che fare. Diversamente cadremmo in uno sterile esercizio della mente. L’altro rischio, oggi, è quello dell’attesa che la crisi venga superata grazie all’intervento di un moderno Deus ex machina, così come propugnato dalle confederazioni sindacali francesi che si ritrovano riunite sotto lo slogan “Il governo deve tirar fuori il Paese dalla crisi”. Siamo noi cittadini, tutti insieme, che dobbiamo farlo. Come ben disse il senatore USA Phil Gramm: “Non è il governo a generare la crescita economica, è la gente che lavora.”
23/03/2009 14.15.02 |  scritto da: Gaetano Gargiulo
Apprezzo il fatto che ritieni efficaci le riflessioni sul PIL, l’argomento è interessante ed a mio avviso ha un carattere transdisciplinare. Sarebbe notevole approfondirne lo studio ed avviare campagne informative anche locali coinvolgendo ad esempio le imprese attraverso le loro associazioni di categoria, sensibilizzando, al contempo, l’opinione pubblica. La mia convinzione è che la conoscenza, se condivisa, aumenta di valore. Ecco perché ritengo indispensabile riflettere, dialogare e confrontarsi. H.T. Engelhardt Jr scriveva: “ Le idee hanno una propria vita ed un loro potere. Un idea può forgiare o riplasmare il modo in cui comprendiamo la realtà e ne abbiamo esperienza”. Quando parlo di idee o di pensieri mi riferisco, ovviamente, al cd "pensiero produttivo" inteso come forma di ragionamento che entra in azione ogni volta che ci troviamo di fronte ad una situazione problematica, presupposto indispensabile per poter avviare azioni concrete. In merito a quanto diceva Phil Gramm: “Non è il governo a generare la crescita economica, è la gente che lavora.” noto che la rete sta gradualmente portando alla nascita di una nuova organizzazione sociale a cui faranno seguito inevitabili risvolti economici. Nascono continuamente in modo volontario e democratico, dal basso, dai tanti soggetti emergenti, idee, spunti di riflessione, nuovi interessi e valori, svariate forme di scambio e collaborazione, spesso gratuite. A plasmare i tratti di quella che qualcuno definisce come “Economia Nuova” cosa diversa dalla "Nuova Economica" non saranno solo le istituzioni , le grandi multinazionali ed i governi ma soprattutto la gente comune secondo le logiche proprie dei sistemi adattativi complessi.
26/03/2009 14.08.02 |  scritto da: Anna Maria Moro
Concordo perfettamente con lei circa l’analisi, potrei dire socio-economica che lei ha formulato. In effetti quotidianamente i media annunciano veri e propri “ bollettini di guerra” per giunta smentendo spesso il giorno successivo quello dichiarato il giorno prima. Cito una delle ultime notizie: l’Italia e la Grecia, nella zona euro sono i paesi più a rischio, per l’alto debito pubblico e i deficit nei bilanci. Noi, rassegnati , veniamo colpiti da afflati di profondo sconforto e rassegnazione. Il giorno dopo, da fonte autorevole della CEE arriva la notizia rassicurante: i conti dell’Italia sono a posto ed il nostro Paese sarà quello che meglio supererà la crisi. Ancora: il bilancio dell’INPS, dopo anni è in attivo. Ed il mattino dopo? Buco di diversi milioni di euro dell’INPS che non si sa se possa riuscire a far fronte al forte incremento di richieste di Cassa Integrazione Guadagni da parte dell’industria. Io non sono una economista, possiedo però, quanto meno per esperienza professionale, una discreta capacità di lettura della società e soprattutto dell’italiano medio che, a dir poco è costantemente disorientato. Dichiarazioni e smentite; annunci di proposte fattibili e positive per il Paese ed il giorno dopo ridimensionamento dell’informazione se non addirittura minimizzazione di certe iniziative (prima enunciate con positiva enfasi). Questa insidiosa altalena di informazione fa si che il pessimismo si radichi anche per la scarsa credibilità che ormai caratterizza tutti i media. Come dice lei, una vera e profonda tragedia. Vorrei poi aggiungere un’altra considerazione. Una conseguenza deleteria per questo Paese è che, non avendo riferimenti attendibili, ci chiudiamo nel nostro rassicurante e storico individualismo che genera, a sua volta, l’assoluta mancanza di senso civico e rispetto per la collettività. Mi spiego meglio. Ci opponiamo a qualsiasi iniziativa finalizzata al miglioramento: rete viaria o ferroviaria; opere che possono contrarre in modo significativo la dipendenza di materia prima dall’estero: gassificatori, termovalorizzatori o, diciamolo senza pudore o timore di una rivolta, centrali nucleari! E dire che tutto questo crea e creerebbe occupazione oltre a notevoli risparmi economici per il Paese. Però, quando alcune opere vengono portate a termine, ad esempio alcuni tratti autostradali o superstrade, tutti plaudiamo alla realizzazione, alla diminuzione del nostro stress, perché meno ingolfati nel traffico o per il guadagno di tempo che ne ricaviamo. Questo quadro fa parte della nostra atavica propensione alla critica e ripeto del nostro ostinato individualismo. Il sacrificio di rinunciare a qualcosa per il bene della collettività non rientra nel nostro codice etico. Quanto aiuterebbe un’informazione corretta ed anche educativa! Io vivo in questo Paese e vorrei con orgoglio sottolineare qualche importante punto di forza. Abbiamo tipologie professionali che molti ci invidiano, ad esempio nel campo dell’ingegneria, in tutte le sue specializzazioni. O nel settore della meccanica o della cantieristica navale, dove ingegno, creatività ed innovazione ci pongono ai primi posti nel mondo. Però, spesso nei giornali certe positività sono relegate ad un trafiletto ed in televisione certe notizie vengono enunciate con lo stesso calore del l’aggiornamento dei valore di scambio euro/sterlina o yen/dollaro, oppure la quotazione del petrolio sui mercati asiatici.
26/03/2009 21.58.54 |  scritto da: Gaetano Gargiulo
Garzanti all’indirizzo (http://www.garzantilinguistica.it/sinonimi_ita.html ) cita tra i sinonimi di “critica” i seguenti termini : disapprovazione, rimprovero, appunto. Trovo intelligente il modo in cui è strutturato il commento laddove per avvalorare la tesi relativa “…..alla nostra atavica propensione alla critica…” Lei non risparmia di mettersi in gioco inserendo nello scritto espressioni di disapprovazione, dunque utilizzando Lei stessa la critica. Riporto alcuni dei suoi passaggi: 1. “….. ci chiudiamo nel nostro rassicurante e storico individualismo che genera, a sua volta, l’assoluta mancanza di senso civico e rispetto per la collettività…. 2. “... Il sacrificio di rinunciare a qualcosa per il bene della collettività non rientra nel nostro codice etico……” 3. “…. Ci opponiamo a qualsiasi iniziativa finalizzata al miglioramento……” Concordo con Lei circa la necessità di uscire da atteggiamenti individualistici (ed aggiungerei utilitaristici e limitanti). Ribadisco che la strada da percorrere è quella delle idee e della loro trasformazione in azioni concrete, della collaborazione, della comunicazione tra saperi diversi E’ necessario imparare a vedere le cose in modo nuovo, in una prospettiva capace di cogliere il lato buono che esiste in ogni situazione. Bisogna pensare ed agire come se le cose fossero già cambiate in meglio, come se ciò che desideriamo fosse già realtà qui ed ora. Queste modo di pensare può apparire uno sterile esercizio mentale proprio di chi non tiene conto della realtà con cui abbiamo a che fare. Tuttavia recenti studi, che poggiano su solide fondamenta scientifiche, provano l’esatto contrario. Prescindendo, da queste considerazioni colgo, da questi interessanti confronti, il bisogno di un cambiamento. Mentre scrivo mi torna alla mente la teoria neoclassica del valore in economia. Mi permetto, ma con grande umiltà, di affermare che l’utilità marginale (intesa come l’incremento del livello di utilità ricollegabile ad aumenti marginali nel consumo) di pessimismo, critiche, negativismo, maldicenze (ho preso in prestito i termini utilizzati da S. Zicari) sta gradualmente calando. Si stanno delineando nuove utilità e scarsità. Il mercato sta cambiando bisogna saperlo interpretare.
25/05/2010 13.03.07 |  scritto da: Massimo Bandinelli
bellissimo articolo, complimenti. Riflettere su ciò di che buono abbiamo, sulle possibilità anzichè sempre sui vincoli e le difficoltà, è quanto di più saggio si possa fare. Massimo Bandinelli


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