14/11/2008 09.43.35 | scritto da: r.pastore
No ho i titoli e i meriti per fare un trattato di analisi sul momento storico che stiamo vivendo, ma essendo un attento osservatore che opera nel mercato, provo a fare delle considerazioni.
Cominciamo con il dare una definizione al termine di “crisi” secondo il buon senso. Possiamo definire di essere in crisi nel momento in cui ci vengono a mancare delle cose (preferisco citare solo cose materiali, nel senso che affronteremo in un’altra occasione la mancanza di cose immateriali come la certezza, così come cercheremo di focalizzarsi sulla mancanza di cose materiali essenziali o simili, non certo nella mancanza di cose voluttuarie)
Messa in questi termini, possiamo dire che una famiglia media era in crisi in Italia nella prima metà del corrente anno quando il prezzo della benzina, dei generi alimentari e del denaro erano molto alti. Oggi il prezzo di questi beni è sceso in modo significativo, la grande distribuzione ha attivato campagne promozionali che possono aiutare a chiudere il bilancio di fine mese in pareggio, i tassi di interesse sono in discesa per cui a breve anche le rate di mutuo incideranno meno sul bilancio famigliare.
Possiamo quindi affermare che questa famiglia tipo era in crisi nel primo semestre 2008 e molto meno nel secondo.
I giornali in particolare e i media in generale ci dicono però che la crisi è scoppiata nel secondo semestre ed è estremamente profonda. Di quale crisi stiamo quindi parlando?
Forse stiamo parlando della crisi dei risparmiatori, di coloro cioè che hanno consumato in passato solo parte della loro capacità di spesa e che la restante era “investita” (oserei dire “spesa”) in prodotti che oggi hanno perso valore. Ma ricordiamolo: a queste persone non sono mai venute meno le cose essenziali di cui si parlava prima quando ci si riferiva alla famiglia tipo!
Di questa crisi quindi dobbiamo parlare, e non certo delle minore capacità di spesa della famiglia tipo.
Relativamente alla “crisi del risparmio” leggo sempre sui giornali (non cito la televisione per non suscitare le ire di coloro che continuamente mi ricordano che questo strumento di divulgazione di informazioni non è attendibile perché controllato da una sola persona) che le quotazioni delle azioni sono tornate ai livelli del 1997.
E qui entriamo nel secondo concetto: cosa appare da una affermazione del genere? …appare che siamo tornati indietro di 11 anni, ma appare anche che siamo tornati alla situazione del secolo scorso!!
Disponendo di un grafico (detta anche fonte oggettiva della informazione) che evidenzi il reale andamento delle quotazioni azionarie in Italia negli ultimi 20 anni, si scoprirebbero cose interessanti:
Cosa possiamo dedurre da questa osservazione? Forse che l’attuale livello delle quotazioni azionarie aveva raggiunto livelli troppo elevati e l’attuale calo rientra nel normale ciclo economico!!
Anche questo esempio ci porta a chiederci: la crisi è reale o solo apparente e quindi semplicemente legata ai cicli economici?
Io credo che:
Concludo raccontando un aneddoto: ad inizio ottobre ero a Dubai, nel pieno della crisi delle borse mondiali e un operatore libanese, anziché stracciarsi i capelli per la difficile situazione, mi disse con gli occhi “pieni di luce”: “finalmente il mercato reagisce ad una situazione oggettivamente drogata, per cui ora si aprono prospettive di crescita e di miglioramento”.
Attenzione però: a Dubai, così come in molte altre piazze straniere, per cogliere le opportunità bisogna essere bravi!!!
…..e sappiamo come da noi in Italia sia “ben” voluto il merito!
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