26/06/2008 16.49.54 | scritto da: g.bonet
argomenti: Efficienza, Produttività
É prassi consolidata che a luglio, dopo il primo semestre e dopo la lettura del bilancio dell’anno precedente le imprese, ed in particolare le PMI, prendano atto che esiste un problema produttività ... e i più intendono con ciò un problema della sola Produzione.
D’altro canto poche fra le PMI hanno una contabilità economica, anche una semplice Contabilità Industriale, al massimo sono supportati da una buona contabilità analitica, ragione per cui l’interpretazione dei costi per destinazione e dei margini risulta ben poco sicura.
Esiste invece una consolidata tradizione che vuole due pesi e due misure nel considerare i costi “degli uffici” separatamente dai costi della fabbricazione: parlando di recupero di produttività si cerca di individuare gli sprechi e le inefficienze produttive, senza valutare gli sprechi di struttura e la spesso rilevante quantità di voci di perdita indotta dall’organizzazione sulla fabbricazione.
Quasi mai il problema é solo produttivo, ma se anche così fosse: a luglio un semestre é passato (con l’efficienza precedente), ben difficilmente si é in tempo per scelte tecniche ed impiantistiche realizzabili durante la pausa estiva e la maggior parte delle azioni migliorative potrà iniziare a settembre e nella migliore delle ipotesi dare frutto a fine anno.
In altre parole: a luglio avremo il progetto, che verrà deciso a settembre, attuato a partire dall’autunno ... ed i migliori (o i più fortunati) potranno stendere un Budget 2009 più preciso e con margini migliori.
Dov’é il problema? ... il problema di fondo risiede in una pianificazione mancante, nelle analisi economiche di redditività fatte in ritardo, in “prebilanci” interpretati secondo la logica del full-cost senza analizzare “dove si perde” e rimandando le decisioni sugli sprechi.
Quali scelte si fanno a luglio? ... i più si dividono in due correnti di pensiero:
- gli “interventisti” che cercano il “supertecnico - organizzatore” che decide azioni rapide e spesso intempestive o limitatamente settoriali, talvolta con risultati almeno in parte positivi
- i “sognatori” che spostano il problema affidandosi ad una miracolosa filosofia “salva aziende” di origine nipponica o anglosassone.
Non ho mai creduto nei maghi salvatori, non credo nelle rivoluzioni culturali (che non funzionano nemmeno negli ambienti autoritari), credo che in organizzazione ci debba sì essere il continuo cambiamento, perché “il modo cammina ... e molti corrono”, ma questi cambiamenti si debbono fare con le risorse umane che abbiamo ...
Ognuna delle nuove filosofie, costituita da un sapiente assemblaggio di cognizioni già esistenti, rimbalza sul mercato, trova successo spesso temporaneo in taluni, fallisce in molti (ma nessuno parla degli insuccessi), e lascia dei risultati positivi sul pensiero e sull’organizzazione degli altri.
Non voglio essere “Isaia, profeta di sventure” ... ho fatto un po’ di satira ed ammetto di aver sognato anch’io più d’una volta, voglio ricordare che da noi il cambiamento si costruisce utilizzando quelle tecniche che funzionano in Italia, con i nostri manager e le nostre maestranze e prendendo da chi ha fatto meglio solo ciò che oggettivamente può funzionare ... da noi.
Ebbene, se dopo aver letto il bilancio ci siamo accorti di avere un problema di produttività, pensiamo subito a progettare e pianificare quei rimedi a breve e lungo termine, che sappiamo essere percorribili utilizzando al meglio le risorse che abbiamo.
Giancarlo Bonet
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