03/06/2008 09.38.56 | scritto da: am.moro

La sicurezza sul lavoro: un problema di gestione del personale

Ormai da troppo tempo sentiamo notizie sconfortanti sulle “morti bianche” o comunque su incidenti più o meno gravi nel mondo del lavoro. Sono accadimenti legati molto spesso a inadempienze alla legge 626/94 (ora Testo Unico che raccoglie i vari aggiornamenti).

Il nostro Paese è stato pronto a recepire,  negli anni ‘90, le problematiche legate al mondo del lavoro e della sicurezza. Questa legge è dettagliata, precisa ed esaustiva nell’individuare, ma soprattutto decretata a prevenire, situazioni di potenziale pericolo a salvaguardia dell’incolumità delle maestranze nei luoghi di lavoro.

Le Organizzazioni Sindacali, mobilitate per questa legge, si sono adoperate a diffondere, anche in correlazione con i vari CCNL, per far applicare le procedure a protezione e prevenzione del rischio per i lavoratori, obbligando gli imprenditori all’applicazione della stessa: individuazione del responsabile preposto, acquisizione delle attrezzature, rimessa a norma degli stabilimenti e quanto altro previsto.

Nella precedente legislatura il governo Prodi ha decretato, anche a seguito dei “bollettini di guerra” diffusi dai media, l’inasprimento di sanzioni monetarie molto pesanti a carico del datore di lavoro che non applica quanto previsto.

Personalmente, da anni Direttore delle Risorse Umane e  quindi garante dell’applicazione delle normative in merito al personale ed anche della sicurezza,  mi chiedo: la responsabilità di tanti fatti dolorosi dipende sempre e solo dall’imprenditore? Dalla sua scarsa sensibilità verso questo problema?

In molte aziende, specialmente edili, si lavora con fretta, minimizzando le regole delle leggi: fanno perdere tempo, la concorrenza richiede tempestività ed efficienza! ... Le scarpe sono pesanti, il casco è scomodo, l’imbracatura non serve: non siamo su un grattacelo ma su una palazzina di tre piani ... Se uno cade da una decina di metri, può morire o ferirsi con tanto di invalidità permanente, esborso di denaro a carico dell’INAIL, e quindi con aggravio di costi da parte dello Stato.

E i cartelli: “divieto di ingresso ai non addetti”. Quanti ne tengono conto? E l’INAIL non prevede la copertura in caso di infortunio (una caduta, una slogatura, una frattura, ecc.) per il personale impiegatizio che non rispetta le procedure, ad es. casco, scarpe idonee o altro.

Allora mi pongo un’altra domanda: non è opportuno che, anziché aumentare  le sanzioni a carico delle imprese, non si investa in addestramento e formazione continua sul rispetto delle regole, delle leggi e quindi della normativa nel suo complesso?

Formazione da rivolgere anche e soprattutto a coloro che dispongono di poteri sanzionatori e disciplinari, perché impieghino la più assoluta intransigenza.

E’ necessario formare e motivare il personale, portarlo a conoscenza di quanto previsto dai vari CCNL e dalla legge. Attraverso le sanzioni, i provvedimenti disciplinari, si può arrivare fino al licenziamento per gli inosservanti.

Allora perché non viene fatto? Per ignoranza della normativa o per cattiva volontà? Non si può pensare al caso od alla fatalità.

Gran parte degli infortuni accadono per ignoranza del personale operativo e per negligenza colpevole da parte di chi deve applicare rigorosamente quanto sancito.

d.ssa Anna Maria Moro

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